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lunedì 15 marzo 2010

Un fulmine a ciel sereno.


Me ne andrò così... in punta di piedi. Sono entrata nella tua vita come uno dei peggiori uragani, altro che "fulmine a ciel sereno". Come una bimba avida di conoscenza ho scrutato ogni tuo lato, a volte mi sono scottata, ma le cose che conserverò saranno le risate, la caccia ai bigliettini nascosti, l'impiccato sulla sabbia in spiaggia, le corse in bici per non fare tardi, le camicie da stirare due minuti prima di uscire, le foto scattate di nascosto, le foto non scattate, gli occhi grandi, i sorrisoni, la cravatta sotto la maglia, gli spaghetti a notte fonda, i bomboloni caldi da non mangiare troppo caldi, la complicità, le sorprese, le sorprese malriuscite, ma belle, i ciappi, denny, l'acqua distillata, i gavettoni, lo sciroppo, le gite, le gite mancate, gli scherzi, il letargo, le facce buffe, le giuggiole, gli aperitivi fatti in casa, la passata cruda, il cubo, le definizioni, il b7 verticale, la semmia, la cinquina, le frasi cifrate... e la mia mano nella tua!

La dedica

Alcuni dedicano una canzone, una poesia, un libro, un quadro, un sogno, alla persona amata, altri... la vita!

[E poi lo prendono, puntualmente, in quel posto. ndr ]

sabato 3 ottobre 2009

Una donna diceva...


Gli uomini non cambiano
Prima parlano d'amore e poi ti lasciano da sola

Gli uomini ti cambiano

E tu piangi mille notti di perché

Invece, gli uomini ti uccidono

E con gli amici vanno a ridere di te...

lunedì 6 aprile 2009

Natale... anche se è quasi Pasqua!

Natale

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

[Natale - Giuseppe Ungaretti]

giovedì 28 febbraio 2008

Degli innamorati...

L'ho sempre saputo che da innamorati ci si rincoglionisce, ma questa proprio non me la sarei aspettata. Non parlo di me, ovvio, io sono già rincoglionita di mio, senza polifosfati aggiunti insomma.
Parlo di una persona che da qualche giorno arriva in ufficio in coma perchè passa la notte al telefono e non si muove se non fa prima la sua "telefonatina amorosa":

- "Sto uscendo... pucci pucci, du du du da da da..."

- "Vado in bagno eh... ciccì cocò pupù pepè..."
- "come stai ciccina? Vado a pranzo tra due minutini... mi manchi, ti manco, ci manchiamo e blah blah blah!"
- "ho mangiato la carnina, ho bevuto la cochina, il cafferino e ho fumato la sigarettuccia..."

Ora io dico: che ben venga l'innamoramento, ma tutto questo miele in pubblico non ci farà male? E se ne conservassimo un po' per quando finiscono queste storie? Così, giusto per non far venire su l'acidità che a quel punto è inevitabile.
Adoro gli innamorati sia ben chiaro, ma questi atteggiamenti mi sanno un po' di esibizionismo, puro, ma sempre esibizionismo rimane.
Coccoliamoci in privato invece che mettere in piazza i nostri sentimenti (?), manteniamo quel minimo di dignità almeno quando abbiamo degli "spettatori involontari".
Essere innamorati non vuol dire per forza diventare scemi.

Se dovessi diventare così vi autorizzo ad abbattermi! :P

domenica 20 gennaio 2008

Prove tecniche di trasmissione!

Parlo poco di me e quando ne parlo sto bene attenta a quel che dico. Alla domanda "mi parli di te?" rispondo sempre che di me non so proprio cosa dire, credo sia una di quelle domande che dicono tutto e niente, di conseguenza merita una risposta che dica tutto e niente, libera interpretazione.
Bene o male? Non lo so, ma se potessi avere un foglio e parlare con una penna, sarebbe un foglio pieno di scarabocchi incomprensibili, scritti e cancellati mille volte.
Raramente riesco a dire ciò che penso e spesso le cose più spontanee sono le azioni, non le parole. Ogni mia azione viene costantemente setacciata dopo il suo compimento, sempre dopo a volte quando è troppo tardi.
Per esempio una cosa che mi viene spontanea è distribuire baci quando sento di non poterne fare a meno, quando cerco di creare un rapporto che vada oltre le parole o quando non ho voglia di lasciare la persona con la quale sto interagendo, perchè di questo si tratta. Di fatto poi, dopo averli distruibiti, mi dico sempre che forse ho esagerato o che come al solito ho fatto la mia bella figura da scema.
Ho bisogno di conferme, sono sempre sotto esame e sono io il mio esaminatore. Riesco a buttarmi giù e rimanere per terra a lungo o ritirarmi su in pochissimo tempo.
Lascio quasi sempre che siano gli altri a cercare me, un po' perchè temo di essere di troppo e un po' perchè cercare e non trovare mi rende vulnerabile.
Cerco di proteggermi, da cosa? Non ne ho idea, probabilmente dalle delusioni, conosco i miei limiti e cerco di evitare il peggio, come ognuno di noi del resto.
O forse cerco solo di proteggere gli altri da me...

mercoledì 12 dicembre 2007

Stop!

E' una settimana che non ho voglia di fare nulla!
Nemmeno di pensare, inizio a credere che qualcosa non vada per il verso giusto!
Io ve lo dico, qualcosa cambierà!

lunedì 12 novembre 2007

Talking About...

Hai presente quando parlando con qualcuno hai la sensazione di dover cogliere qualcosa? Un messaggio tra le righe... ecco, poniamo il caso che tu sia alla disperata ricerca di quel messaggio tra le righe, vuoi trovarlo... allora analizzi, pensi, rifletti su ogni parola!

Hai due strade, una strada x che è quella pura, semplice, quella che traspare dalle parole, la pura "informazione" e una strada y che è, per l'appunto, il messaggio nascosto.
Solitamente ci si sofferma sulla strada x, per cercare quanto meno di capire di cosa parla il nostro interlocutore e poter rispondere ad un'eventuale domanda, ma se le parole utilizzate sono tali da lasciarci un'impronta più o meno tangibile, si passa all'analisi. Cosa vorrà dire? Se poi alla sensazione aggiungessimo il desiderio di volerlo trovare a tutti i costi questo fantomatico messaggio nascosto, ecco che si entra in un labirinto intricato, dal quale se ne esce, nella maggior parte dei casi, analizzando il tutto senza condizionamenti, senza coinvolgere il resto, a porte chiuse. Dunque, dopo una prima risposta, magari azzardata, il chiodo fisso diventa: capire se il ragionamento dal quale è scaturita la nostra risposta sia quello giusto o qualcosa ci ha tratto in inganno!
Quali fattori possono trarre in inganno uno dei due soggetti?

- La semantica, la sintassi e la morfologia del dialogo.
- La scarsa attenzione di chi ascolta.
- Il coinvolgimento "emotivo" nei confronti del messaggio che ci farebbe piacere recepire.

In un dialogo, anche breve, si presuppone l'attenzione reciproca dei soggetti, l'uso di un linguaggio adatto al nostro interlocutore e la sua capacità di trasmettere un messaggio in modo tale che chi lo riceve risponda o si comporti secondo le nostre aspettative.
Se il messaggio è chiaro e l'attenzione è stata, almeno, regolare, l'unica cosa che può portare la mente di chi ci ascolta, su altri binari è il coinvolgimento emotivo, il messaggio che avrebbe voluto recepire.

Tutto ciò per dire che vivo di "pippe mentali" e quando mi va bene mi salvo in "zona Cesarini"!

martedì 18 settembre 2007

Non si potrebbe... (?)

Non si potrebbe rimandare all'anno prossimo?
Non si potrebbe levarla di mezzo 'sta torta?
Non si potrebbe far finta che è già domani?
Non si potrebbe evitare di festeggiare?

Non si potrebbe...

Oh senti, smettila e soffia su 'ste candeline!

mercoledì 25 luglio 2007

Apri gli occhi!

Non potevo chiedere di meglio stasera, non potevo concludere la serata in modo migliore... un film, uno di quelli che ti fanno pensare, che ti pongono delle domande alle quali tu non vuoi o non puoi dare risposta, ma ci provi e forse alla fine riesci anche a trovarla la risposta.

Giornata dura, pesante, una di quelle che solo un "sano riposo" e una bella dormita potrebbero lenire. Mal di testa, senso di vuoto, forse sconforto per la frase del giorno, forse delusione o solo voglia che quella frase in un certo senso possa diventare realtà. Ma tu aspetti qualcosa, aspetti che arrivi l'ennesima "riflessione" che quella persona tanto importante, ieri sera, in un certo senso, ti ha invitato a prendere in considerazione.
La attendi tra una chiacchierata e l'altra, tra un giro di qua e uno di là, giri semplici, forse banali, ma devi ingannare l'attesa.
La "riflessione" arriva, la guardi, la esamini, blocchi, torni indietro, riguardi, stringi le ginocchia al petto e le abbracci, ci poggi su il mento e continui a guardare fino alla fine senza stancarti, senza aver voglia d'altro.
Pensi: sarà forse così anche per me? Sarà solo un "sogno lucido" o il mio sogno lucido è così reale da ingannarmi?

Nella testa una nuova domanda: cos'è per te la felicità?
Non lo so cos'è per me la felicità, forse ce l'ho, ma non so riconoscerla, forse la sto cercando, forse arriverà! Beh, io l'aspetto, io guardo avanti, vedo cose nuove, strade mai viste, burroni profondi, ma anche un po' di sole, un po' di colore perchè "il dolce non è mai così dolce senza l'amaro" e la felicità arriva quando in bocca hai ancora quell'amaro, quando sei pronto ad apprezzarla, a vederla nelle piccole cose, a trovarla anche nelle conseguenze...

Ci riprovi, ti guardi allo specchio, ti chiedi ancora una volta: "cos'è per te la felicità? Hai assaggiato abbastanza l'amaro? Sei davvero pronta ad apprezzare il dolce?"

Poi mi sono accorta che la felicità arriva a scatti, arriva a momenti alterni, un po' si e un po' no ed è passata, passa e passerà anche da me.
Non puoi prendere tutto l'amaro e poi tutto il dolce, devi saperli dosare, altrimenti rischi di abituarti troppo all'uno o all'altro e non è sempre e solo così.
Per quanto la vita possa essere abitudinaria, la felicità è indipendente, non segue regole stabilite. In ventiquattro ore può arrivare mille volte, in mille modi diversi e altre mille volte può andar via, basta coglierla e (forse) ricordarne il sapore, nei momenti in cui non c'è o non riusciamo a vederla, per farla tornare.

lunedì 16 luglio 2007

Scusa, sei italiana?

Ore 20.50, parco di Villa Casati, un ragazzo biondo, chiaramente straniero, 19 anni circa, alto, molto abbronzato, pantaloncini blu, magliettina arancione e lettore mp3 mi passa davanti squadrandomi dalla testa ai piedi, facendo attenzione a non farsi notare, mentre io ero intenta a guardare un gruppo di ultrasessantenni ballare il liscio accompagnati da un'orchestrina.
Verrebbe da pensare "caspita quanta vita..." e invece no! Di vita ce n'era tanta, erano tutti insieme con il sorriso stampato sul volto e tanta voglia di divertirsi, di ballare, di stare insieme, c'era da star bene anche solo a guardarli, strappavano sorrisi e emanavano gioia di vivere a più non posso.

Ciò mancava al gruppetto di ragazzini, età media 15 anni, appena fuori dal parco, sigaretta in bocca, "buttati" sulle "similpanchine" in cemento(?)!
Ma torniamo al biondino... Mi passa ancora davanti, ad un certo punto si ferma, mi guarda dritto negli occhi e mi chiede timidamente: "Scusa, sei italiana?"
La mia risposta non poteva che essere "Sì!" e così risposi, al che lui replicò con evidente imbarazzo per la domanda fatta "Scusa, pensavo non fossi iataliana... scusami!" ed io, tranquillizzandolo e sorridendo, confermai la mia "italianità" e gli precisai che non era un problema la sua domanda. Mi chiese, poi, se avessi visto qualche ragazza/o ucraina/o o rumena/o, gli risposi di no e andò via salutando e ringraziando.

*Rewind*

Poco prima mi passò davanti, in bicicletta, anche uno di quei ragazzi "buttati" sulla "similpanchina": sguardo assente, biondo anche lui, capelli lunghi mossi, pantaloncini beige, maglietta arancione anche lui (pare che quest'anno l'arancione vada per la maggiore) espressione tipo "ho-costruito-da-solo-un-grattacielo-in-un-giorno-e-sono-stanco-morto", sciatto nel "cavalcare" la sua bici e preceduto da una ragazzina che probabilmente era la sua "morosa"(?).
Anche lui mi guarda, limitandosi però a guardare poppe e sigarette che avevo in mano (le sigarette dico...) e gli si leggeva chiaro in faccia che mirava... no, non tanto alle poppe, ma proprio alle sigarette! Si avvicina anche lui e mi chiede: "scusa, ce l'hai un accendino?" gli rispondo di si, glielo porgo, accende la sua sigaretta, ringrazia a malapena con un filo di voce e si allontana borbottando qualcosa che somiglia vagamente a un "ciao" senza nemmeno guardarmi in faccia.
Lo stesso ragazzo dieci minuti dopo sputacchiava a destra e a manca senza contegno perchè, probabilmente, aveva un moscerino in bocca.

*Precisazioni*

Io sono italianissima, anche se c'è da dire che i lineamenti del mio volto, a quanto pare, possono trarre facilmente in inganno, infatti non è la prima volta che mi si chiede se sono italiana:

- a 6 anni mi dicevano che avevo i lineamenti asiatici (cinesi per l'esattezza)
- a 17 anni mi dicevano che avevo i lineamenti arabi
- a 18 anni il mio vicino di casa, che mi ha vista crescere, mi scambiò per una brasiliana
- a 19 anni chiedevano al mio fidanzato se fossi ucraina (rieccolo)
- a 20-21 anni piacevo tanto ai marocchini e agli egiziani (probabilmente avevo i lineamenti marocchino-egiziani)

In pratica mi hanno attribuito diverse nazionalità, quindi ci starebbe anche la domanda "scusa, sei italiana?"

Ma il punto su cui vorrei soffermarmi è l'atteggiamento, così diverso, dei due ragazzi con i quali ho avuto un "contatto diretto", se tale si può definire un breve, seppur insignificante, dialogo.

*Conclusioni?*

Fate un po' voi!
Io preferisco di gran lunga "scusa, sei italiana?" alle sputacchiate senza contegno e alle parole borbottate.

venerdì 6 luglio 2007

Lettera a un amore finito

Un amore finisce com'è cominciato, con una domanda alla quale non si sa dare una risposta:
all'inizio è "Mi sono innamorato di te?" e alla fine è "Ti amo ancora?"
La risposta alla prima domanda è "Sì", se ci domandiamo se siamo innamorati di una persona conosciuta da poco significa che lo siamo almeno un poco, ma se dopo un anno o venti cominciamo a domandarci "L'amo ancora?" la risposta è quasi certamente "No".
Perchè quando si ama non si fanno domande, si vive. Le domande presuppongono un dubbio e il dubbio mal s'accorda con l'amore. L'amore per essere tale è incondizionato, perdona tutto all'amato, fino alla follia. L'amore condizionato è il tipico rapporto a due di oggi in quel confine fra affetto ed interessi, è quasi sempre promiscuo, incerto e facilmente espugnabile da un terzo... ossia l'amato.

Lo so, lo so, vi state domandando per chi sto facendo l'Alberoni della situazione, per una donna fratelli, ovviamente... e non ne farò più il nome. Una donna che mi ha scritto a voce alta domandandosi se mi amava ancora:
No tesoro, No amore, tu stai amando sempre di più te stessa e sempre meno quest'uomo che muore. Ti capisco, nulla allontana di più che la sofferenza altrui, niente crea un vuoto altrettanto vasto che l'isolamento, la sconfitta o la malattia intorno a chi come il sottoscritto sta subendo un conto alla rovescia sulla propria testa. Ma chiamandoti per l'ultima volta AMORE, anch'io che ti sono stato così fedele mi distacco da te con tutta l'energia rimasta, poca, quella appena sufficiente a dare un colpo di coda.

Lo so cara, avresti voluto che ti trattenessi, che ti gridassi aiuto, che ti invitassi a non lasciarni proprio ora, ora che mancano meno di cinque mesi alla mia esecuzione. No, io non amo chi non mi ama, perchè ho capito che è un esercizio sterile e inutile e così come ho passato questi quattro anni di reclusione a ricordarti, così trascorrerò gli ultimi quattro mesi a dimenticarti e farò in modo che il mio vuoto sia il più vertiginoso e violento possibile, affinchè un nuovo pieno, magari in extremis, fosse solo l'istante prima di salire sulla sedia elettrica, mi assista con un colpo di grazia, quello di un nuovo amore.

Grazie comunque piccola, per avermi tolto anche quest'ultima illusione, quella di essere amato da te...

Jack!

giovedì 28 giugno 2007

Priorità

Sapete cosa mi disse tempo fa un amico guardandomi negli occhi?
Mi disse: "Sai perchè ci si "innamora" di te? Perchè tu hai gli occhi di una bimba, semplici e belli, tu hai sul volto quell'espressione che molte ragazze della tua età hanno perso e quando sorridi riesci ancora a sorridere con gli occhi! Perchè te ne freghi di quello che è e di quello che sarà, sei così, sei una bimba!"
In realtà io non ci ho mai creduto, ci pensavo stamattina guardandomi allo specchio prima di tornare a lavoro dopo una giornata a casa dolorante, ho preso il telefono e gli ho scritto: "Quegli occhi stanno iniziando a lasciarmi!". Lui mi ha risposto: "Tu stai lasciando loro... Riprendili!"

Ho inforcato gli occhiali da sole e sono andata a lavoro, dovevo nascondere qualcosa, dovevo nasconderli quegli occhi! Poco dopo, altro messaggio: "Sei una persona speciale, ricordalo."
Speciale io? Cos'è che rende una persona speciale agli occhi di chi la guarda? Cos'avrei di così speciale? Sono forse diversa dagli altri? Ho tre gambe invece che due? In cosa consisterebbe la mia "specialità"? Nel cadere nelle trappole, forse?

Poi ho capito che essere speciali per gli altri è sicuramente soggettivo, che ti viene detta una cosa del genere solo quando chi te lo dice vuole farti sentire speciale e non perchè lo sei davvero, sente che qualcosa non va e cerca di aiutarti in qualche modo.

Ed è qui che arriva un'altra rivelazione "questo è quel che hai perchè tu lo vuoi, è facile chiudere gli occhi e rinunciare a vedere" tanto è facile chiudere gli occhi quanto più difficile è capire davvero cosa vuoi. Ma la cosa della quale sono sicura è che quello che ho, ammesso che io abbia qualcosa, non è quello che voglio e che ho chiuso troppo spesso gli occhi per non vedere, perchè caspita quanto vorrei davvero aprirli questi occhi, vedere e non farmi controllare dalla paura, iniziare a camminare con le mie gambe, magari qualche volta anche inciampare e rialzarmi da sola.
Cara Paura, caro Compromesso, avrei voglia di gridarvelo quell' andate a farvi fottere, ma allora cos'è che mi tiene ancora qua, incoerente, inerme? Io che lottavo per gli altri adesso mi ritrovo a dover lottare per me e contro il fantasma di me stessa, per avere anche solo il coraggio di ammettere un fallimento, una scelta sbagliata, di aver chiuso occhi e tappato orecchi nel momento meno adatto, di essermi arresa.

Ho preso un foglio, una penna e ho creato una classifica delle mie priorità, quelle più importanti e quelle meno importanti, poi ho invertito l'ordine, ci ho pensato su e ho rifatto la classifica...
IO SO COSA VOGLIO!

venerdì 22 giugno 2007

Ricordi(?)

Ormai da giorni imperversa on line la mania degli esami di stato, com'è giusto che sia in questo periodo. Nel ricordare i mei, 4 anni fa, ho notato di aver dimenticato alcune cose che invece mi sarebbe piaciuto ricordare.
Per esempio ho dimenticato la prima prova scritta, ovvero non ricordo bene che traccia trattai, ricordo che l'analisi del testo riguardava Pirandello, ma non credo di averla scelta, poi ricordo qualcosa sull'acqua e sulla poesia. Il resto è il buio totale per me.
Ora, solitamente quando scrivo inizio con un argomento e cambio poi durante lo svolgimento ed è sempre stato così, anche nei compiti in classe dedicavo il tempo a disposizione a più tracce per poi buttarmi, l'ultima mezz'ora, sulla traccia oggetto del compito che avrei consegnato. Di fatto è sempre andata bene, anche quando credevo di aver dato il peggio e questo mi ha sempre stupita. Anche agli esami feci così e andò bene (questo lo ricordo) ma "prima prova scritta" = "vuoto".
La mia seconda prova invece era "Informatica" avendo frequentato l' ITCS (indirizzo programmatori), stupendo, anche di quello ricordo ben poco e, tanto per dare un po' di colore alla situazione ormai cupa, non ricordo nemmeno come andò.
La terza prova, inutile dirlo, uguale alla prima e alla seconda, ma la terza comprendeva tutte le materie.

30 Giugno 2003, orali... optarono per il sorteggio e fortunatamente non fui la prima, di quel giorno ricordo solo la faccia del professore di Lettere e quella del professore di Economia Aziendale, rispettivamente primo ed ultimo a "setacciarmi". Stop! Anche di quel giorno nisba, non ricordo altro tranne...

tranne il fatto che ero presissima e non per gli esami ma perchè da lì a due giorni sarei partita per i miei primi tre giorni a Milano, alla volta di un "amore" alquanto strano, ma questa è un' altra storia...

Tirando le somme: del mio esame di stato non ricordo quasi nulla, solo il voto finale 85/100 che non era male, ma non era nemmeno quello che mi aspettavo, considerando nel complesso i 5 anni e il voto finale di altri compagni. Tant'è, poco me ne importa!

La mania(?) che invece da giorni imperversa nei meandri della mia mente contorta quanto malata è riuscire a capire-ricordare-recuperare qualcosa della prima prova scritta.
Si potrebbe avere una copia? No eh?

lunedì 18 giugno 2007

On The Road

Ore 01.25:
X: Pronto...
Io: Oih ciao... dormivi?
X: No, dimmi...
Io: ti va un giro..?
X: Sì dai, arrivo...
Io: Ok, ti aspetto!

20 minuti dopo:
X: Sono giù, scendi...?
Io: Arrivo!

In macchina:
X: Tutto ok?
Io: Si si, un po' di pensieri, ma è normale! Tu...?
X: Anche...
Io: Donne..?
X: No. Uomini?
Io: Non proprio... ma quelli si sa, c'entrano sempre! Te?
X: Un po' dei soliti casini... sai la solita storia, non è cambiato nulla...
Io: Beh fai qualcosa per cambiarla no?
X: Ci sto provando... e te? Che ti hanno fatto questa volta?
Io: No, beh non mi hanno fatto niente è proprio questo il problema... son sempre io, lo sai...
X: Hai fame?
Io: No.. tu?
X: No!
Io: Allora perchè me lo chiedi?
X: Beh se non hai cambiato abitudini a quest'ora ci starebbe bene qualcosa da sgranocchiare... no?
Io: Sì, cioè no, non ho cambiato abitudini, ma non ho fame...
X: Allora c'è proprio qualcosa che non va... Dai su sputa il rospo...
Io: No, dai non mi va... scusami!
X: Ok, come vuoi... Sting?
Io: Sì, Sting... tu, com'è andata oggi?
X: Umh... come le altre domeniche più o meno... dove andiamo?
Io: Dove vuoi... per me è uguale!
X: Va bene... solito giro? Monza-Muggiò-Seregno-Desio-Nova-Muggiò-Monza?
Io: Si si... ma vai pianino che voglio godermi un po' la notte...
X: Tranquilla lo so...
Io: Ok.. dai... non riesco a star zitta... e poi te lo devo...
BLAH BLAH BLAH BLAH BLAH
X: Dai tranquilla... passa anche questo... e fallo passare!
Io: Eh fosse così semplice... ma voglio provarci!
X: Ce la farai... come ce l'hai fatta in situazioni peggiori, non è poi così grave!
Io: Grazie...

SILENZI

Ore 2.50:
Io: Sali?
X: No è tardi, sono un po' stanco, vado a casa...
Io: Ok, grazie e scusami... sai...
X: Non devi scusarti di nulla... lo sai che ci sono!
Io: Beh... grazie davvero!
X: Buonanotte e stai tranquilla!
Io: Notte, a domani!

Amo la notte, il silenzio, le luci, le strade vuote, la calma... guardare le "case spente" e pensare che LORO dormono.
Amo il finestrino aperto, la testa poggiata, gli occhi chiusi e il vento in faccia.
Amo le labbra riflesse nello specchietto laterale, il volto a metà e quella smorfia che somiglia quasi ad un sorriso...

lunedì 11 giugno 2007

SOS... Help... Aiuto!

Come si chiede aiuto?
La prima risposta che mi viene in mente è: urlando! Si urla perchè la consapevolezza di esser soli e di volercela fare a tutti i costi da' voce alla paura e al bisogno d'aiuto! In realtà esistono diversi modi per chiedere aiuto, urlarlo è quello più esplicito e diretto, ma si chiede aiuto anche con una canzone, un gesto, un'espressione, una frase che cela situazioni di disagio e quindi un possibile bisogno d'aiuto.
C'è chi non riesce a chiedere aiuto, chi sapendo di mentire a se stessi, prima che agli altri, pensa sempre e comunque di riuscire a cavarsela in qualsiasi situazione.
Chi in una domenica qualunque si ritrova a dover tirare le somme e nota che le cose semplici e piccole, sono in realtà le più complesse.
Ti ritrovi in una città che non conosci, che guardi da un finestrino con gli occhi di un'adolescente, nonostante ci vivi ormai da anni, ma che non hai vissuto perchè eri sola ad affrontare quella città troppo grande per te che venivi da una realtà molto più piccola e diversa, dove eri abituata ad avere accanto sempre qualcuno dalle spalle forti che riusciva ad aiutarti e a darti più di quanto tu avessi bisogno, solo capendo i tuoi silenzi. Ora invece dei tuoi silenzi non importa a questa grande città dove il silenzio non fa rumore, e il silenzio di uno vale meno di mille parole senza senso, vale meno di un cartellone pubblicitario con su la faccia di un astrologo o di una bella Eva che sostiene di non riuscire a resistere alle tentazioni, quando invece preferiresti il contrario. Allora riesci ad ammettere che la situazione nella quale ti trovi è troppo difficile e da sola non ce la farai, riesci ad ammettere di aver bisogno di aiuto. Pensi a chi potresti chiederlo, ma non fai in tempo a pensarci due volte che già hai cambiato idea: devi afferrare il toro per le corna, affrontare la situazione e crescere... sì, è ora, non puoi piangerti addosso e sperare che qualcuno capisca i tuoi i silenzi, qui non ti è permesso e questo tuo atteggiamento comincia a infastidirti e inizi a pensare alle parole che qualcuno ti disse un po' di tempo di tempo fa: "Te ne pentirai, dovrai essergli sempre grata e non sarai in grado di costruire una cosa tutta tua..."
Pensi che non puoi permettere a quelle parole, che sanno di saggezza, di aver ragione, di essere, oggi più che mai, vere...
Inizi a rovistare tra i ricordi e trovi una storia strana, un storia che sa di paura, di richiesta di aiuto, ma non di coraggio nel chiederlo...

16 anni, una ragazza nel pieno dell'adolescenza, apparentemente brillante agli occhi di tutti, una famiglia forte e saggia alle spalle pronta a dividere e condivedere tutto ciò di cui lei ha bisogno, una storia con un ragazzo poco più grande di lei, ottimi voti a scuola e nessun problema evidente. Giulia, il suo nome, un nome come tanti, ma qualcosa non va, Giulia si sente a disagio, forse per colpa della sua età, forse perchè in realtà non pensa di essere quello che gli altri pensano che lei sia.
Giulia ha bisogno di aiuto, ma finge spudoratamente davanti a tutti, finge di essere felice, di essere soddisfatta. Riesce a mentire anche a quella famiglia tanto forte e disponibile, ma intanto nella sua testa qualcosa continua ad andare sempre peggio e Giulia lo sa, sa che deve cancellare in fretta quei pensieri, sa che non può arrendersi alla sua condizione, ma è la forza che le manca, a 16 anni, pensa, non si ha la forza di reagire, si ha solo la voglia di agire senza pensare ai rischi e alle conseguenze. Giulia non sa bene cosa sia a tormentarla così tanto, si sente amata, ma non abbastanza, sa di essere una ragazza normale, ma vuole attirare l'attenzione, forse vorrebbe dire agli altri "ci sono anche io e non è così semplice come credete..."
Giulia si ritrova una sera in camera sua a preparare "il composto della felicità" così lo chiama lei, ma che con la felicità non ha nulla a che fare. Il giorno dopo va a scuola, è il 3 aprile, e porta con se quel composto, ma sa che non può utilizzarlo così e cerca in tutti i modi quell'occasione giusta per farlo, la trova e beve la sua dannata "felicità". Fortunatamente Giulia aveva parlato a qualcuno, Daniela, delle sue intenzioni che guardandola negli occhi si accorge che qualcosa non va, chiede a Giulia cos'è successo nel bagno di quella scuola, ma ancora una volta lei mente, sa fare solo quello. Daniela guarda le mani di Giulia, sono di un colore strano, le labbra secche ed è pallida in volto. Daniela ha paura, sa che Giulia le ha mentito e corre a chiedere aiuto mentre lentamente Giulia si abbandona a se stessa, a delle reazioni strane ad un senso di vuoto molto più grande, pur rimanendo cosciente nella sua incoscienza...
Giulia si ritrova su una sedia nel pronto soccorso di un ospedale, perchè non c'erano letti per lei, da sola, con una flebo attaccata ad un braccio e non sa rispondere alle domande che le fanno, nessuno può vederla, dicono, deve rimanere da sola... vuole la mamma, Giulia, vuole stare con lei e farle capire che ha bisogno di aiuto, che sa di aver sbagliato, di averle fatto del male... la mamma arriva, ma ha lo sguardo severo e dispiaciuto di una mamma che pensa di aver fallito nel suo ruolo di "madre"... Giulia lo vede quello sguardo e cerca di spiegarle cos'è accaduto e non è l'unica persona alla quale dovrà dare delle spiegazioni... da qui inizierà un lungo percorso, più tortuoso di quanto lei stessa possa immaginare...

Giulia porterà sempre con se quel ricordo, quelle sensazioni, quella paura, quegli sguardi di pena, a volte, negli occhi di chi sa e non riesce a capire, di chi saprà e utilizzerà questo suo punto debole, porterà con se tutte le conseguenze negative, perchè il suo modo di chiedere aiuto era quello sbagliato. Lo capirà col tempo e imparerà a chiedere aiuto in mille altri modi e non avrà paura di farlo.
Forse un giorno imparerà anche a cogliere il disagio negli occhi di chi, come lei, chiede aiuto in silenzio!


[Questo post è un'opera di fantasia. Personaggi e luoghi citati sono inventati e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone, vive o defunte, è assolutamente casuale.]

domenica 3 giugno 2007

Poppopoppopoppò...

Da stamattina (anzi, vista l'ora, da ieri mattina) mi frulla in testa questo motivetto:

"Quando dico che ti amo credi a me... poppò poppò poppopoppopoppò... quando dico che ti amo... quando dico che ti amo è la pura sacrosanta verità... è la pura sacrosanta verità... poppò poppò poppopoppopoppò poppopoppopoppò poppopoppò poppò..."

Adesso che ci penso... non ho mai detto "Ti amo" a nessuno!

venerdì 1 giugno 2007

Thinking About...

Arrivi stanca a casa la sera, mangi qualcosa al volo, ti infili sotto la doccia, hai voglia di Sting, di when we dance, di due parole sincere e con i capelli ancora un po' bagnati ti siedi davanti al pc, apri Outlook, ma non c'è niente di importante per te, apri messenger ma non ti va di rompere le scatole a nessuno, vorresti chiamare qualcuno, ma spegni il telefono, hai voglia di una serata tutta tua, ma non come le solite sere, una un po' diversa... spegni le luci, accendi quella candela profumata al muschio bianco, fingi di non esserci, sei offline per tutti e per nessuno.

Vai di là, su quel divano che una volta ti stringeva in un caldo abbraccio, accendi lo stereo e metti quel cd che ti piace tanto, quello fatto da te, hai scelto con cura quei brani, quelli che ti fanno stare bene anche se c'è un velo di malinconia che non riesci a spiegare. Non vuoi liberartene e mentre ascolti quel cantante che sembra cantare di te, del tuo passato simile a quello di tanti altri, soffochi un singhiozzo, ti versi da bere, e ricominci a pensare... ma quello che pensi è solo "Non arrenderti...", senti una lacrima scendere piano sul tuo volto e ti rannicchi sul divano come facevi da bambina quando avevi paura, allora non vuoi più pensare, prendi il libro che stai finendo di leggere, anche quello sembra parlare di te e la tua mente non si ferma, continua ad andare per la sua strada, quella strada che ti ostini a non voler seguire, sembra tutto programmato...

Tutti si aspettano qualcosa da te, un sorriso quando proprio non ce la fai a sorridere, una parola dolce quando invece sei tu ad averne bisogno, una reazione che non vuoi e non puoi accettare, un atteggiamento che non ti appartiene...
Tu sei così, sei triste e allegra allo stesso tempo, sei dolce e amara, sei la precisione e l'ambiguità, sei forte e debole, sei tu e non sei più tu.


Sei sempre al solito bivio: prendere o lasciare, ma non vuoi lasciare, hai lasciato troppe cose e non vuoi prendere perchè sai che non è prendendo che riuscirai a capire cosa vuoi davvero...

Hai bisogno di capire, devi sempre trovare una spiegazione razionale a tutto anche quando il tutto è niente. Anche quando dici "NO" perchè pensi sia giusto così, rimugini, ritiri fuori ciò che pensavi di aver nascosto bene e stai lì ore e ore a chiederti il perchè di quel no.
Ormai lo dici spesso, ti sei abituata a quella risposta proprio quando credevi di non esserne capace.

La testa inizia a pesare, gli occhi che bruciano iniziano a chiudersi, lasci scivolare il libro, lasci cantare il tuo passato, poggi la testa, speri che il suo peso diventi più leggero o almeno più sopportabile e ti abbandoni a te stessa perchè sai che è la cosa giusta da fare.

Ti risvegli, ti rimbocchi le maniche e vai avanti perchè hai ancora tanto da fare e da dare e non puoi fermarti proprio adesso, sai che non è la prima volta che succede e non sarà l'ultima, ma nonostante tutto tu ci sei ancora e anche questa volta sei tu a darti lo schiaffo, il calcio, la spinta, a fissare i tuoi occhi e vedere ancora quella luce che ami così tanto.

Non sei solo Tu ad aver bisogno degli Altri... anche gli Altri hanno bisogno di Te.